
"L’orientamento sessuale non è una scelta", recita la campagna choc che già sta facendo discutere. E infatti numerose sono state le reazioni.
Esulta l'Arcigay - ''La nuova campagna è assolutamente all'avanguardia nel panorama della difesa dei diritti delle persone. Battersi contro l'omofobia per il superamento degli steccati ideologici è segno intangibile di una società più giusta, più serena e più pacifica''.
Non vi sembra che stia diventando un po' una moda la questione Omosessualità? Non sarebbero maturi i tempi per discuterne e parlarne in altri modi, con meno schieramenti e conflittualità?
Di Toscani non me ne frega niente.
Il vero problema siamo noi.
Cominciamo a dire chi è veramente questo paparazzo dei buoni pentimenti: è un cialtrone che gioca a fare il ribelle.
Fa parte di quei chiacchieroni che in questi ultimi anni hanno letteralmente avvelenato il paese. E’ in ottima compagnia dei vari D’Agostino, Ricci, Biscardi, Ferrara, Costanzo, Sgarbi, Davi, Moggi, Vespa, i Vanzina... e alle loro squallide groupie di regime come le Carlucce, la Ventura, la Palombelli, ecc., ecc., ecc.
Mi sono rotto a sentire la solita cantilena sul Toscani “che una volta aveva fatto delle bellissime campagne”. Ma siamo impazziti? Il suo esordio come fotografo “controcorrente” lo deve interamente a Pirella e a Göttsche: erano concept e headline di campagne per le quali Toscani aveva solo fatto click – non c’era nessuna idea fotografica, erano immagini che avrebbe potuto scattare chiunque, praticamente dei packshot. Il secondo botto per il quale i gazzettari vanno in delirio, in verità era un’idea di Bruno Sutter, titolare, copy (ed ex fotografo) dell’agenzia parigina Eldorado. Inizialmente il titolo per le campagne multietniche Benetton (del 1983) era: “Toutes les couleurs du monde”. Stop. Ciò che è poi seguito, è stato solo un astuto adattamento.
Gli scatti con i bambini e i giovani per Benetton erano soprattutto il risultato di un ottimo lavoro di casting e di styling. Da questo punto di vista riconosco che il team di Toscani aveva lavorato in modo decoroso. Ma sul piano prettamente fotografico, quelle immagini le avrebbe fatte altrettanto bene anche il secondo assistente di qualsiasi altro fotografo di moda.
Come fotografo Toscani non ha mai inventato nulla. Niente di niente. Ma perché volete per forza affiancarlo ai vari Avedon, Bailey, Ferri, Harris, Hiro, Leibovitz, Klein, Knapp, LaChapelle, Meisel, Moon, Newton, Penn, Scavullo... per non parlare di veri artisti come Nadav Kander che non si ripetono mai... dove ogni singola loro foto è un approccio inedito con la luce, gli oggetti, i volti, i luoghi, il mondo.
Trovo insopportabile volere a tutti i costi vedere nelle campagnacce del Toscani dei “valori”. La sua non è art direction trendy o trash - è solo ignoranza. Non sa distinguere tra un bastone e un carattere con le grazie (dico “carattere” e non font - che non è la stessa cosa), figuriamoci tra un Akzidenz, un Helvetica o un Univers.
Le sue non sono headline, sono solo delle citazioni. Citazioni di banalume da serie C. Toscani scrive (o fa scrivere) un italiano piatto e goffo, è tra quelli che non vedono nessuna differenza tra un po’ e un pò. Ma avete letto i testi dei suoi annunci? Se non sapeste che le ha fatte lui, uno così non lo fareste entrare nell’ADCI nemmeno come “Sostenitore” o “Studente”.
Credo che le sue menate “scandalose” per il magliaro di Ponzano Veneto non meritino nessuna considerazione professionale . “Campagne” come quelle, ciascuno di noi sarebbe in grado di produrle a dozzine (che so: un prete che sfoglia Playboy nel confessionale, due bambini che giocano al dottore, un combattimento tra cani, un soldato con le budella fuori, e così via all’infinito). A parte la nullità di quelle “idee”, trovo disgustoso e inaccettabile che un industriale illuminato come Luciano Benetton abbia seguito quell’andazzo cinico per vendere t-shirt, maglioni e sandali infradito. Dal punto di vista professionale (il nostro) che quello etico (di tutti), quelle campagne erano allo stesso tempo dilettantistiche e un’autentica porcata.
Ma lo sapete che la foto del morente di aids era uno scatto in bianco e nero realizzato da un’assistente sociale americana? Toscani ha solo fatto pagare i diritti e dato l’incarico di colorarla con tecnica digitale.
E noi qui a disquisire sulla sua “creatività”.
Come ho detto prima, il problema siamo noi.
A chi sostiene che Toscani produce idee interessanti, è attratto dai suoi layout o trova che le sue campagne siano meno tristi di ciò che facciamo noi, io chiedo: Visto che quel guitto è più solare e più bravo di noi, perché non cambi vita, agenzia, mestiere, perché non fai di tutto per entrare nella sua Sterpaia?
Ma va là...
Ho l’impressione che il nostro parlare e sparlare sul Toscani voglia farci dimenticare la realtà. La NOSTRA realtà. Le nostre debolezze, il nostro opportunismo, la nostra mancanza di indignazione, la nostra incapacità di contrastare in modo convincente:
